Sull'ultima delle questioni escluse dal citato ordine del giorno della commissione sul suffragio femminile, la relazione non si diffonde lungamente, poichè non intende trattare l'infinita serie di argomenti che si adducono pro e contro la delicatissima tesi, pur affermando la necessità di non turbare il rapporto di "quella missione familiare e sociale specifica di ciascuno dei due sessi, con i conseguenti diritti e doveri, cure e fatiche, cui la natura ha preordinato non inferiorità ma differenze fisiologiche e psichiche. In Italia poi, non sussistendo quelle evolute condizioni intellettuali, economiche e sociali che la concessione del voto politico alle donne richiede, si dovrebbe, non senza gravissima offesa agli stessi principii informatori del disegno di legge, limitare il suffragio "ad una infinitesima minoranza di donne privilegiate per cultura e posizione finanziaria"; che d'altro canto non si potrebbero senza giustificabile temerità chiamare alle urne sei milioni e mezzo di donne (ammesso il requisito dei 30 anni) delle quali due terzi sarebbero analfabete.

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