martedì 2 dicembre 2025

6 novembre 1890: La morte di Nicolò Cervello. Articolo di Giuseppe Pitrè

Giornale di Sicilia, 6 novembre 1890

Col più vivo dolore riceviamo in punto la penosa notizia del nostro venerato prof. Nicolò Cervello. 
Benchè tanta perdita non ci giunga imprevista, pure essa ci riesce luttuosa come quella d'una delle persone più caramente dilette. 
E a chi non deve recar dolore la dipartita di un uomo che come scienziato, come professore, come cittadino, come marito e padre fu modello di virtù civili e domestiche?
Per oltre sessant'anni il Cervello fu medico dotto ed oculato: e, come tale, benedetto da migliaia e migliaia di famiglie, delle quali fu salute e conforto; per oltre mezzo secolo fu maestro di due generazioni di giovani, che da lui ripeterono e ripetono sapienza e virtù, e che egli istruì con solida dottrina, accrescentesi sempre per nuovi studi, per nuovi trovati, per desiderio ardentissimo ch'egli ebbe di tener sè ed i suoi amati discepoli al corrente dei progressi della scienza. Chi di fatti, più assiduamente di lui anche nella età più grave, lesse sempre le opere più recenti di medicina in generale e di chinica e materia medica in particolare?
A vederlo nel suo scrittoio, a sentirlo a letto degli ammalati lo si sarebbe detto un giovane pieno di vita e di speranza meglio che un vecchio medico, il quale abbia il diritto di vivere del passato piuttosto che il dovere studiare il presente. 
Della università nostra era pertanto il decano, come lo era dei medici della città, pei quali giovani o adulti, fu sempre consigliere sagace, intelligente, amoroso. E forse lo avremmo visto fino a ieri, all'età sua di 86 anni, se i figliuoli amatissimi, premurosi quanto i figliuoli di sì egregio Uomo possono essere, non l'avessero con insistenza pregato, supplicato a smettere, se non di visitare i suoi ammalati, almeno di insegnare ai suoi allievi. 
Nè diciamo altro per ora, profondamente rattristati della perdita fatta: perdita tutt'altro che lieve per la città nostra e per la scienza. 
Ma nel chiudere questo breve annunzio, non vogliamo tacere cosa che tuttodì si ripete a proposito di lui, cioè: che il prof. Cervello fu sempre il più bel tipo non solo di scienziato ma altresì di gentiluomo. All'eta alla quale egli giunse nessuno ebbe mai a dire sul Cervello parola che non fosse di lode alla sua dottrina, di benedizione alla sua umanità, di ammirazione alla sua virtù singolare. 

Giuseppe Pitrè

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