(Per telegrafo al Giornale di Sicilia)
L'Oceania era salpato ieri dal Tamigi, mettendosi in rotta verso Bombay. Esso stava compiendo il suo ultimo viaggio, perchè aveva ormai circa 235 anni, ed era destinato alla giubilazione.
La nave portava a bordo circa 250 persone, una quarantina di passeggeri, e l'equipaggio, composto in gran parte di lascari, una specie di indiani, che si sono specializzati nei servizi marittimi. Il piroscafo navigava questa notte verso le ore 3 del mattino all'altezza di Eaterburn, quando un grosso veliero tedesco, a quattro alberi, il Pisagua di 3000 tonnellate, in rotta per Amburgo, lo investì.
Le cause dell'investimento non si sanno spiegare, perchè non vi era nebbia sullo stretto, e la notte era abbastanza chiara, per quanto il mare fosse piuttosto agitato.
Però probabilmente il disastro fu dovuto alle forti correnti traditrici, che turbano la Manica, in quei paraggi.
Comunque, la prua di acciaio del veliero penetrò in un fianco dell'Oceania che si aperse con una falla enorme.
Per fortuna, nel punto ove la cane si squarciava, non vi ernao che poche cabine. Una sola era abitata, quella in cui dormiva il carpentiere del bastimento, certo Tredigi, probabilmente un italiano.
il poveretto rimase orribilmente ferito dal rovinìo del fianco della nave.
Immediatamente un torrente di acqua si rovesciava nella stiva, e minacciava di allargare anche le cabine dei passeggieri, i quali, in toeletta da notte, buttandosi indosso qualche coperta, si arrampicarono pei boccaport, e si riunirono sul ponte, ove salì anche l'equipaggio.
Gli ufficiali peròà diedero prova di un sangue freddo tale, che riuscirono ad impedire il panico.
Si verificò subito che, benchè il piroscafo si reggeva a stento, l'affondamento non poteva essere immediato. Furono quindi elevati, con tutta calma, i segnali di soccorso e cominciò la manovra per la messa in acqua delle scialuppe, tra il chiarore sinistro delle torce a vento, che si erano cavate fuori, perchè la luce elettrice si era spenta.
Tuttavia nessuno in quel momento perdette la testa, all'infuori dei lascari, che si misero a gridare, pazzi di terrore, seminando lo sgomento nelle signore, che erano a bordo, le quali cominciarono anch'esse a fare molta confusione.
Dei marinai però poterono tenerle a segno, mentre la prima scialuppa scendeva dalla gru carica di un contingente di passeggeri.
Quando l'imbarcazione stava per solcare le onde, gli ordigni, che la sostenevano fecero una forte evoluzione, e la scialuppa si capovolse.
Dei sei passeggieri che vi si trovavano dentro - secondo le notizie confuse arrivate finora - solo una signora si è salvata, Mc Fariane, figlia di un ministro protestante, il quale si trovava presso di lei, insieme con la madre e con due altri figli, che scomparve tra le onde infuriate.
La coraggiosa Miss, invece, riuscì ad aggrapparsi alla chiglia della scialuppa capovolta, e venne raccolta poco dopo.
Intanto da Easterburn e da Hawen i segnali dell'Oceania facevano accorrere le imbarcazioni di salvataggio. Ed anche il vapore Sussez, che stava facendo la traversata da Hawwen a Dieppe fu quasi subito sul posto.
Il lavoro del trasporto dei naufraghi venne condotto col massimo ordine, tanto più che nel frattempo i primi chiarori del giorno erano sopraggiunti, facilitandoli.
Circa 180 persone furono trasportate sul Sussez; altre vennero caricate su barche di salvataggio e su alcune lance automobili, giunte sulla costa.
I naufraghi vennero sbarcati poco dopo ad Eaterburn. Essi non avevano avuto modo di ridiscendere nelle loro cabine, ed approdarono, così come erano, seminudi, avvolti in coperte e in plaids.
Gli alberghi di Esterburn li accolsero con tutta premura, mentre la compagnia di navigazione faceva preparare un treno speciale, per condurre a Londra quelli che avessero voluto tornarvi immediatamente.
Qualche ora trascorse così; e l'Oceania stava ancora a galla.
Intorno al piroscafo si erano ormai radunati parecchi rimorchiatori; e la prima cura del comandante e di tutti gli altri ufficiali, che non avevano voluto lasciare la nave, fu quella di tentare di farla arenare, per salvarne almeno il carico.
Così i rimorchiatori dovettero trascinare la carcassa verso la spiaggia, che era distante parecchie miglia, mentre l'ufficiale telegrafista, nella sua cabina, curgo sull'apparato Marconi, teneva informata la stazione telegrafica di Easterburn sovra i progressi della manovra; ma purtroppo il tentativo riuscì vano.
Ed appunto a cinque miglia dalla costa, l'Oceania colò a fondo. Soltanto la punta dei suoi alberi continuò ad emergere dai flutti, poichè il mare il quel punto non è molto profondo.
Gli ufficiali, rimasti a bordo naturalmente fino all'ultimo istante, passarono sui rimorchiatori e si salvarono.
Dalla spiaggia una folla di curiosi, svegliata dai lavori di salvataggio, assisteva allo spettacolo grandioso del piroscafo, che affondava, tra i vaporini che gli si arrabbattavano attorno, per condurlo a secco.
Tra i passeggieri, approdati ad Easterburn, una ventina presero il treno per Londra, ed essi arrivarono alla stazione di Vittoria verso mezzogiorno.
Si trovavano ancora in camicia da notte, scalzi ed avvolti nelle loro coperte. Parecchie automobili li trasportarono al Greevener Hotel, che li alloggiò a spese della Compagnia.
Quanto alle vittime, il loro numero non è ancora precisato, non sapendosi con esattezza quanti passeggieri fossero nella scialuppa che si capovolse.
Alcuni passeggieri dicono che gli annegati furono 9, la Compagnia di Navigazione afferma che sono soltanto 7, ma gli ulteriori dispacci, arrivati da Easterburn, dicono che le vittime furono dieci.
Il piroscafo Oceania era comandato dal capitano Hydes. I corrieri postali che si trovavano a bordo dell'Oceania vennero salvati.
Il piroscafo perdette pure circa 7.000.000 lire di verghe in oro e argento, per conto di grandi finanzieri della City, ma questo tesoro era quasi interamente assicurato.
Inoltre si spera che i palombari riusciranno ad estrarlo dal mare.
Quanto al veliero investitore, si sa che il suo equipaggio, appena avvenuta la collisione, dovette occuparsi interamente a fermare l'acqua, che penetrava dalla falla apersasi a prua.
Tra i rimorchiatori giunti sul posto, alcuni si occuparono a rimorchiare anche il Pisagua, che trascinarono fino a Douvres, dove giunse in condizioni disperate.
Il piroscafo non perdette alcun uomo.
Giornale di Sicilia, 17 marzo 1912